“C’era un piccolo principe con una corona magica e uno stregone cattivo lo rapì, lo rinchiuse dentro una cella in una torre e gli tolse la voce. C’era una finestra con le sbarre e il principe cominciò a sbatterci la testa sperando che qualcuno sentisse il rumore e lo trovasse. La corona produceva il suono più bello che si fosse mai sentito, si sentiva risuonare per miglia, era così bello che alla gente veniva voglia di afferrare l’aria. Non trovarono mai il principe, non uscì mai da quella cella, ma il suono che produsse riempì ogni cosa di bellezza.” (Jean Michel Basquiat)

Mi presento con questa frase del pittore Basquiat. L’artista è colui che dalla sofferenza riesce a creare la bellezza, una bellezza che è per “la gente”. Ciò non vale solo per la pittura, ma per ogni forma d’arte e quindi anche per la scrittura. Dice infatti Moravia:

“L’artista è un anormale. Perché sia anormale è impossibile dirlo; probabilmente non c’è ragione, nasce così. Senonché né lui né gli altri sanno che è un artista e ciò può provocare molta sofferenza, specialmente se, nella vita, i primi anni dell’artista sono accompagnati da fatti negativi come la malattia, la povertà, il disordine familiare e simili.”

Sono Elena Pozzoli e sono una studentessa di lettere moderne. Da quanto detto potrete immaginare quale sia la mia più grande passione: creare, o meglio scrivere. Questo mio interesse mi ha portato a scegliere gli studi umanistici. Perché scrivo?

“Scrivo per sapere perché scrivo, così come vivo per sapere perché vivo.”

Ancora una volta Moravia torna utile. La scrittura è per me necessaria per riordinare il mio mondo e dare equilibrio alle cose. Scrivo per comprendere il perché della mia esistenza. Scrivendo di fatti passati, ragionando su di essi a posteriori, si scoprono i significati, i dettagli e le coincidenze che nella vita frenetica di tutti i giorni ci sfuggono. Le nostre esperienze, positive o negative che siano, orientano la nostra vita e ci rendono ciò che siamo.

L’arte dà uno scopo alla mia vita.